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    Aprile 2 Altroconsumo Aprile www. Per questo offriamo servizi di consulenza individuale ai nostri soci e portiamo la voce e le istanze dei consumatori presso gli interlocutori istituzionali e sociali. Nonabbiamo pubblicità. Per i test acquistiamo tutti i prodotti e ci affidiamo solo a laboratori competenti e indipendenti da qualsiasi interesse. E comprateli online: un nuovovantaggioperisoci.

    Le foreste, spesso trascurate o violate, sono pozzi naturali in cui vengono catturati i gas serra: di questo dovremmo occuparci molto di più. Anche chi vive una fase di transizione economica deve essere monitorato. Il bello viene adesso, dopo Parigi, è tutto ancora da costruire. Ci aspetta un periodo importante, da affrontare con lo spirito giusto: questa sfida si vince solo se la smettiamo di guardare solo ai numeri, senza la componente di responsabilità, di ecologia integrale, come ci ha ricordato Papa Francesco.

    Quali sono gli ostacoli? Oggi che tutti i paesi si impegnano, il clima è diventato un affare, ma serve un nuovo modello di business, le risorse pubbliche non bastano. Gli inconvenienti più imbarazzanti sono dietro l'angolo, ecco quali sono gli errori più comuni. Ma il mondo è bello perché è vario, come si dice. Ma qual è l'atteggiamento generale dei social-utenti rispetto alle proprie informazioni più intime?

    Quali i problemi per chi ha un comportamento un po' troppo spregiudicato? Non siamo proprio dei timidoni Probabilmente, se qualcuno dieci anni fa ci avesse detto che avremmo iniziato a pubblicare online informazioni sulla nostra vita privata, famiglia, figli, preferenze sessuali, credo religioso o idee politiche, gli avremmo dato del pazzo.

    E invece questo è diventato parte della nostra quotidianità, come conferma anche la nostra indagine. Anche alcuni dati sensibili per definizione, per una buona fetta della www. Ma che imbarazzo se Eppure i problemi legati alla privacy possono capitare vedi i dati in alto. Ancora più attenzione va data per chi è interessato a una possibile futura ricerca di lavoro: le risorse umane ormai vanno spesso sui profili dei candidati per farsene un'idea.

    Qualcuno ha parlato addirittura di un nuovo caso Volkswagen. Ma andiamoci piano con le parole: questa volta non c'è alcuna truffa, si tratta solo di una cantonata presa da qualche giornale. La classe non è acqua Neanche quella energetica: gli elettrodomestici di nuova generazione consumano meno e permettono di risparmiare elettricità.

    Ma non basta: dipende anche da come li usi. I nostri test denunciano da tempo il problema. Questo utile strumento di lettura dei consumi aiuta al momento dell'acquisto e di certo ha contribuito alla diffusione di una maggiore consapevolezza. Per le ferree regole di mercato, dover mostrare una carta di identità degli apparecchi ha ragionevolmente spinto anche i produttori a migliorarsi.

    Non è difficile rendersi conto che la tecnologia degli apparecchi di uso quotidiano evolve e anche abbastanza velocemente: spesso è la stessa etichetta a sancirlo. Il calcolo dei consumi non è sempre fedele alla situazione reale di utilizzo, per cui succede che ci troviamo a comprare articoli che sulla carta dovrebbero essere meno energivori di altri e invece non lo sono. Lo rivelano periodicamente i nostri test, realizzati con parametri fedeli alla realtà. Per esempio, nel caso dei frigoriferi per la classifica sull'etichetta non viene considerato nel calcolo il dispendio energetico legato all'apertura quotidiana della porta e neppure l'influenza del carico di cibo più il frigo è pieno e più lavora per raffreddare gli alimenti.

    La norma europea è poco realistica anche nel caso delle lavatrici. Una revisione dei metodi di calcolo dell'etichetta spingerebbe i produttori ad affinare i propri apparecchi e a renderli più efficienti. L'etichetta continua a essere comunque un indicatore utile. Nelle schede che proponiamo alle pagg. Utilizzare gli apparecchi in modo efficiente ed economico ne prolunga anche la vita, e questo permette di sostituirli meno spesso o almeno fino a quando non sarà più conveniente acquistarne uno di classe energetica migliore.

    Per scoprire come risparmiare a casa, vai sul nostro sito nella sezione dedicata agli elettrodomestici o nell'area casa e energia. Stefano Casiraghi Energia e riscaldamento La classe energetica non ha lo stesso valore per tutti gli elettrodomestici: ogni apparecchio è un discorso a sé. Diverso è il caso delle lavatrici, che negli anni sono diventate più efficienti, ma la differenza di consumi tra una classe e l'altra è contenuta.

    È anche grazie all'evoluzione dei detersivi che le cose sono cambiate: oggi è possibile lavare i capi a basse temperature e quindi serve meno energia per scaldare l'acqua. Inoltre per sciacquare i capi è sufficiente una quantità d'acqua minore rispetto al passato. Apparecchi più nuovi, come le asciugatrici, sono ancora in una fase di forte innovazione.

    Un'altra ipotesi - davvero paradossale - è che il frigo non venga mai aperto. Come si spiega questa discordanza? I parametri utilizzati per il calcolo dell'etichetta energetica dovrebbero essere rivisti perché oggi tutte la lavatrici offrono la possibilità di lavare a basse temperature.

    Più lineare l'andamento delle prestazioni globali dei prodotti lavaggio, centrifuga, risciacquo Secondo i nostri test il risparmio è superiore vedi grafico a fianco.

    In questo caso dunque il risparmio è possibile. Il programma ECO utilizza meno acqua e temperature più basse permettendo il risparmio energetico , ma il lavaggio ha tempi lunghi, oltre 2 ore e mezza. Il nostro test invece è più completo e conteggia il consumo di entrambi i programmi ECO e Universale. Le prove dei nostri test evidenziano una diminuzione concreta dei consumi per le classi www.

    Anche le prestazioni globali dei prodotti migliorano: i modelli a maggiore efficienza energetica sono anche i più performanti rispetto ai modelli a resistenza elettrica. Le indicazioni sull'eventuale presenza di allergeni negli alimenti hanno ormai invaso gli scaffali. Sono ambigue, generiche e soprattutto indiscriminate.

    Ecco cosa servirebbe. L a prudenza non è mai troppa, ma troppe avvertenze possono diventare pericolose, soprattutto se sono generiche e indiscriminate.

    Per gli allergici fare la spesa è diventato un frustrante percorso a ostacoli. Qualche numero? Franca Braga ha partecipato a un gruppo di lavoro composto da rappresentanti di associazioni di pazienti, di pubblici esercenti e di ricercatori nel campo delle allergie alimentari e della nutrizione. Il gruppo, costituitosi spontaneamente, ha elaborato un documento, che è stato inviato al ministero dello Sviluppo economico e a quello della Sa- Prodotto in uno in cui si impie stabilimento gano Il documento suggerisce alcune modifiche alla bozza del Decreto del Presidente del consiglio dei ministri con il quale si dovranno stabilire le norme sugli allergeni contenuti negli alimenti non confezionati.

    L'obiettivo è di assicurare una migliore tutela dei consumatori allergici agli alimenti e prevenire gravi reazioni anafilattiche. Alle aziende che arricchiscono le etichette dei loro prodotti con informazioni aggiuntive rispetto a quelle cui sono tenuti per legge riconosciamo una nota di merito nei nostri test. Non denota volontà di essere trasparenti né di offrire maggiori garanzie ai consumatori allergici, che sono sempre di più.

    Diventa invece un modo per mettere le mani avanti e scaricarsi da responsabilità, visto che i produttori sono tenuti a garantire la sicurezza degli alimenti in vendita. Tutto questo mette in dubbio la qualità delle procedure di autocontrollo del sistema produttivo e induce a farsi domande sulla capacità, o addirittura sulla volontà, di gestire il rischio allergeni in maniera adeguata. Troppe diciture diverse Le indicazioni precauzionali volontarie sono state regolamentate solo in Svizzera, Giappone, Sudafrica e Argentina, dove di fatto il loro utilizzo è stato vietato.

    Nel resto del mondo sono ampiamente usate. Negli Stati Uniti sono state censite 25 espressioni diverse per indicare questo potenziale rischio da contaminazione. In Italia ce ne sono almeno otto, tra cui "potrebbe contenere Il gruppo di www. Un interessante studio condotto dalla Food Standard Agency britannica ha messo in evidenza come la varietà di diciture e l'uso di certi termini per esempio "tracce" fa sorgere nei consumatori dubbi sul reale rischio legato a queste avvertenze, oltre che confusione nella selezione degli alimenti da acquistare.

    Inoltre, altre ricerche evidenziano che a lungo andare il proliferare di queste indicazioni sommarie genera una sorta di effetto assuefazione, aumentando la tendenza del consumatore a ignorarle.

    Anche perché sono percepite come una forma di autoprotezione da parte delle aziende produttrici, e per questo considerate poco affidabili. Ci vorrebbero molte analisi per dare una risposta definitiva. Certo è che nel è apparso sulla rivista Food additives and contaminations uno studio in cui è stata valutata la contaminazione da arachidi in un campione di oltre prodotti alimentari, provenienti da dieci Paesi europei. Insomma, che sia presente o meno il riferimento a una possibile contaminazione, il rischio per gli allergici è risultato pressoché lo stesso.

    Sarebbe ora che l'industria alimentare affrontasse con maggiore serietà il problema. Vale anche per quelli di bar, chioschi o ristoranti? L'avvertenza deve essere riferita a ogni singolo alimento e non deve essere generica. Che sia la bevanda o la brioche servita al bar oppure un piatto servito al ristorante o alla mensa, occorre riportare una specifica indicazione riguardante gli allergeni.

    Giochiamo con i bambini ad alternare che cosa mettere nello zaino. E se hai bisogno di una mano per scegliere, c'è la nostra app Merendiario.

    S iete mai stati in una classe di una scuola primaria durante l'intervallo? Poco prima che suoni la campanella dalle cartelle escono i nuovi "mostri": barrette al cioccolato di ogni forma, focacce extralarge, sacchetti di patatine ai mille gusti, biscotti farciti, ricoperti, glassati.

    Ogni tanto qualche bambino sfodera una banana o un mandarino, ma come mosche bianche gli esempi sani si perdono tra le bombe caloriche dei compagni. Ci sarebbe da puntare il dito contro chi infila queste merende negli zaini, se non fossimo noi stessi.

    Perché una cosa è certa: a mangiare bene è importante cominciare fin da quando si è piccoli. Si inizia da bambini È da piccoli che si forma il gusto, cioè si sceglie quello che piace. Se si impara e ci si abitua a mangiare cibo molto dolce, molto salato, molto grasso sarà molto probabile che si cercherà e apprezzerà soprattutto quel cibo - dolce, salato, grasso - per il resto della vita. Lo sanno esperti, nutrizionisti e anche i produttori di merendine.

    E questa è la potenzialità insita nei bambini: sono i consumatori del futuro, sono il prossimo target a cui le grandi aziende puntano. Ma niente illusioni - non è infilando negli zaini www. L'educazione alimentare parte anzitutto dal buon esempio: nessuno ti seguirà nelle scelte sane se per primo non tocchi una mela o un'arancia E poi ci vuole il giusto compromesso: inutile eliminare completamente dalla dispensa merendine e snack.

    Meglio usare qualche trucco e insegnare ai bambini a scegliere, variare, assaggiare cose nuove. Ideale abbinamento a un mandarino o una pera. La regola dell'uno Partiamo da una premessa. Il cioccolato non è il diavolo e l'olio di palma non è il nemico numero uno da sconfiggere.

    A tavola non va demonizzato alcun alimento. Idem nello zaino. Ma che sia uno. Se la colazione è già stata piuttosto golosa, a metà mattina meglio scegliere un frutto o uno yogurt. Se invece c'è bisogno di un po' più di energia per affrontare l'ora di nuoto, ben venga qualche biscottino al cioccolato. Non è difficile insegnarlo ai bambini. Più che proibire, è meglio limitare la quantità Ma è uno soltanto.

    Questa semplice regola una concessione al giorno, dolce o salata che sia aiuta tutti: i genitori, che non avranno sensi di colpa e i bambini che non si sentiranno frustrati, anzi. SABATO Latte fresco e cereali: privilegia quelli semplici riso soffiato per esempio meno ricchi in zucchero, grassi e sale.

    I loro gusti sembrano chiari, ma se si propongono alternative con fantasia non sono irremovibili. Ma ci sono volte che non ho proprio fame e non mangio niente. I voti più alti vengono dati alla frutta fresca oppure a quella secca.

    A me la frutta non piace, ma ho trovato un trucco: porto le carote, i pomodorini o i finocchi a pezzi. E la maestra mi dà bellissimi voti. D'estate mi piace la pesca, perché non cresce sempre? Di solito è frutta, la banana, la mela, o a volte ci sono i crackers o altro. Nella migliore delle ipotesi è miscelato con altri oli colza e girasole e questo abbassa il contenuto di grassi saturi. Per fare un esempio un cornetto classico del Mulino Bianco ha 6,3 g di grassi saturi; la brioches Granleggeri Melegatti ne ha la metà.

    Quali sono? Le tortine possono essere un'alternativa al croissant: alcune contengono olio di girasole, come quella all'albicocca Coop Club 0,7 g di grassi saturi , oppure la tortina Bio Esselunga.

    Tra tutte le crostatine che abbiamo analizzato non abbiamo trovato neanche una merendina senza olio di palma. I grassi saturi non sono pochi: quella al cacao dell'Esselunga, per esempio, ne contiene 5,6 g a porzione.

    Se si cerca tra i plum cake qualche alternativa invece c'è: in questi casi si usa l'olio di girasole al posto di quello di palma. Un'alternativa è fare le crostatine in casa sostituendo il burro con olio extravergine di oliva servono gr di farina, gr di zucchero, gr di olio evo, 2 uova, 1 cucchiaino di lievito per dolci, 1 bustina di vanillina. Tra gli ovetti, le barrette ripiene, in generale le merende al cioccolato l'olio di palma primeggia. Sono pochi gli esempi di prodotti senza questo grasso.

    E non sempre sono migliori: il Bounty, per esempio, non contiene olio di palma, ma non ha meno grassi saturi per il cocco essiccato. Lo stesso quantitativo si trova nelle barrette con Cereali Auchan e in quelle di Pam. L'ovetto Kinder 4,5 g a pezzo non scherza. Una regola facile. Da provare. Oggi questo, domani quello Variare, dunque, è il segreto. Se l'alimentazione quotidiana è equilibrata si possono tranquillamente alternare merende più ricche ad altre più salubri vi diamo qualche idea a pagina L'importante è calibrare tutto, tenendo conto anche degli impegni sportivi e di studio dei bambini e, viceversa, delle giornate più tranquille e sedentarie.

    Se poi si vuole essere ancora più scrupolosi, l'ideale sarebbe offrire e proporre le merendine con il profilo nutrizionale migliore.

    Certo non c'è da aspettarsi miracoli, ma gli snack non sono tutti uguali: alcuni contengo troppo sale, altri troppi grassi saturi, altri ancora sono ricchi di zuccheri. Se hai dubbi, usa la nostra banca dati.

    Entrambe sono dolci, ma con un contenuto in grassi decisamente diverso in qualità e quantità: non a caso uno contiene olio di palma. Nel è diventato obbligatorio specificare in etichetta il tipo di grasso vegetale usato, e tutti a chiedersi: che cos'è? Sull'olio di palma si è detto tutto e il contrario di tutto: fa male? No, fa bene. È cancerogeno? No, ha gli antiossidanti.

    Altroconsumo n.305 Luglio 2016

    Nuoce all'ambiente? No, è certificato. Nel dubbio, qualche mamma ha fatto piazza pulita in dispensa di Nutella e qualsiasi altra merendina lo contenesse. Anzitutto, infor- mandosi, rispondiamo noi. Lo si usa da decenni perché è solido e quindi rende gli alimenti cremosi o croccanti, senza influenzarne i sapori.

    Purtroppo proprio come quest'ultimo, l'olio di palma contiene molti grassi saturi. Se si assume in grandi quantità i rischi per cuore e circolazione ci sono, e sono innegabili. E qui sta il nocciolo della questione: l'olio di palma è in moltissimi prodotti. Variare, dunque, ancora una volta è la soluzione.

    Ma l'altro olio è meglio? Per esempio, l'olio di 4 Merende banco frigo 5 Biscotti e wafer 6 Snack salati Le merende da banco frigo sono di diverso tipo budini, snack salati, yogurt Meglio scegliere quelle che non sono ricoperte di cioccolato, come la merendina allo yogurt della Plasmon: ne contiene solo 2 g a pezzo. È un mondo vario quello dei biscotti. Chi vuole evitare l'olio di palma ha tre possibilità: scegliere i Pavesini praticamente senza grassi, , decidere di arrendersi al burro con i Choco Leibniz al latte della Bahlsen o "cadere" sui biscotti con l'olio di cocco Wafer Napolitaner Loacker.

    È importante leggere sempre l'etichetta: a prima vista non si direbbe, ma i wafer alla vaniglia Carrefour e quelli al latte Auchan hanno ben 12 g di grassi saturi a pacchetto. Lo stesso vale per grissini e taralli.

    Non vale per le schiacciatine: tutte quelle nella nostra banca dati contengono olio di palma. Rispetto a questi è meglio anche una pizzetta. A Anche se alcune aziende lo usano, nessun prodotto nella nostra banca dati ha in etichetta il logo della certificazione RSPO Roundtable on Sustainable Palm Oil , per l'olio di palma sostenibile.

    Usano olio di palma certificato e comunicano sul sito in modo chiaro il proprio impegno cocco: tuttavia sarà il nome e il richiamo alla frutta, ma questo olio - usato per le margarine e la produzione dolciaria industriale - generalmente non spaventa tanto. Eppure cento grammi di olio di cocco contengono quasi 87 g di grassi saturi contro i 47 g presenti nel palma , un disastro per la salute.

    E che dire del caro, vecchio burro? Oltre ad avere la stessa quantità di grassi saturi del palma, con il burro si deve anche pensare al colesterolo.

    Facile, invece, capire perché non si usi l'olio di oliva, ricco di monoinsaturi, grassi decisamente migliori per l'organismo.

    È una rarità: troppo caro per l'industria alimentare. E meno versatile. Che cosa fanno i produttori 2. Usano olio di palma certificato, ma comunicano sul sito in modo poco chiaro il proprio impegno 3. Usano olio di palma certificato, ma non lo comunicano sul sito 4.

    Qualche marchio ha cavalcato l'onda, facendo dell'assenza di olio di palma un vanto da mettere ben in mostra sulla confezione. Misura per esempio - e prima non lo faceva - lo mette ben in vista sulla confezione dei suoi cracker integrali. Ma non è l'unica azienda.

    I produttori coinvolti nella questione - sono moltissimi - hanno scelto strade diverse.

    AltroConsumo N.300 - Febbraio 2016

    Abbiamo verificato come si muovono trovate una sintesi dei risultati dell'inchiesta qui accanto. Anche nel campo della grande distribuzione le reazioni sono differenti: Esselunga e Auchan non hanno la certificazione ambientale per l'olio di palma, ma ci rispondono di essere al lavoro per studiare nuove ricette che lo escludano ma non lo dicono ai consumatori sui loro siti aziendali. Conad non ci ha mai risposto e non ha una posizione aziendale chiara sull'argomento sul proprio sito.

    Coop e Carrefour, invece, si dichiarano impegnate su un duplice fronte: in alcuni prodotti puntano a sostituire l'olio di palma con un grasso dal profilo nutrizionale migliore, in altri casi invece continueranno ad utilizzarlo, ma si impegnano a usarlo solo se certificato. Molte aziende non potendovi rinunciare, hanno scelto di impiegare l'olio di palma certificato. Insomma per ora si sta discutendo per trovare soluzioni alternative.

    Noi, nel frattempo, diamo un consiglio: insegniamo ai bambini a mangiare bene. Servirà sempre e comunque. Anche se i batteri ci sono, per affrontarli bastano acqua e sapone. O nnipresente, fedele, sempre con noi, giorno e notte.

    Il telefono cellulare è l'oggetto da cui ormai non ci si separa più, in nessuna circostanza. Ci segue ovunque, anche dove forse non dovrebbe. Ed è uno dei più sporchi che maneggiamo, un vero e proprio incubatore di microbi. Alcuni studi americani e inglesi hanno mostrato che telefoni, smartphone, tablet e pc possono avere più batteri di un'asse del gabinetto, di una banconota o della maniglia di una porta.

    Semplice capire perché: il telefono lo abbiamo sempre in mano, lo puliamo poco o mai, lo appoggiamo ovunque, lo passiamo agli amici per mostrare foto o ascoltare musica. E poi lo avviciniamo alla bocca per www. Non solo. I cellulari si scaldano e vengono tenuti spesso in tasca: il loro tepore è la culla ideale per il proliferare dei batteri. Nonostante questo, bando agli allarmismi: con un minimo di comuni pratiche utili a salvaguardare l'igiene, qualche accorgimento semplice e un po' di buonsenso non si corre alcun pericolo.

    Come spesso scriviamo, è inutile - e anzi potenzialmente dannoso vivere in un ambiente sterile: i batteri sono parte della nostra vita e l'organismo impara a sviluppare anticorpi e a convivere con la maggior parte dei germi. L'allarmismo serve quasi sempre più che altro a cercare di vendere prodotti inutili. Per vederci chiaro abbiamo fatto un test, aiutati da alcuni volontari che hanno messo a disposizione i loro apparecchi. Abbiamo verificato le condizioni igieniche della superficie di 25 dispositivi hi tech - tra smartphone, tablet e pc - e li abbiamo confrontati con le superfici potenzialmente più sporche in circolazione: banconote, l'asse di un gabinetto e le maniglie delle porte di un bagno pubblico quello di Altroconsumo.

    In pratica, abbiamo misurato quanti batteri c'erano i risultati sono qui in basso nella pagina. Il test è confortante: smartphone, tablet e tastiere del pc erano sporchi, a volte anche molto, ma non contaminati da batteri di origine fecale né dal pericoloso Escherichia Coli, che abbiamo appositamente cercato. Nella classifica degli apparecchi più sporchi hanno vinto i tablet, seguiti da notebook e tastiere del pc.

    Gli smartphone sono risultati in media i più puliti. In media, gli apparecchi elettronici sono risultati meno contaminati della tavoletta del wc, ma in qualche caso, al contrario, sono risultati molto più sporchi: uno smartphone e un tablet hanno ottenuto i risultati peggiori in assoluto dell'inchiesta. Le cifre indicano la carica batterica totale che abbiamo trovato, per ogni categoria, nel caso migliore e in quello peggiore.

    Pensateci un attimo: laviamo il bagno tutti i giorni, ma non puliamo quasi mai lo schermo del telefono né la tastiera del pc. A meno di incidenti clamorosi: un caffè rovesciato, una macchia di sugo, delle ditate troppo evidenti. Bisognerebbe invece prendere l'abitudine di mantenere puliti schermi e tastiere regolarmente. Ma come? La regola di base, la prima che una mamma insegna ai suoi bambini, vale anche in questo caso: lavarsi spesso le mani, specialmente dopo essere stati in bagno.

    Acqua e un normale sapone, una bella sfregata, e la carica batterica che si trasmette al telefono è decisamente ridotta. Quella di lavarsi spesso le mani ottima misura anche per prevenire l'influenza è quindi la prima regola. Il sapone basta: l'utilizzo di prodotti disinfettanti gel o altro non è consigliato. Bisogna poi ricordarsi di ripulire i nostri apparecchi, cosa che spesso non si fa, anche per il timore di danneggiarli.

    Ma il modo c'è. In una nostra precedente indagine avevamo analizzato i prodotti destinati nello specifico alla pulizia di schermi e tastiere, paragonandoli con normali lavavetri, con le salviette umidificate e con il semplice passaggio di un panno in microfibra.

    Le salviettine erano risultate quasi del tutto inefficaci: meglio lasciarle perdere. È preferibile un semplice panno in microfibra umido, anche se da solo non riesce a togliere lo sporco particolarmente difficile, come le sostanze grasse. Buoni risultati invece per i kit specifici. Meglio evitare prodotti troppo aggressivi, che potrebbero danneggiare gli apparecchi e bisogna stare anche attenti a non essere troppo energici durante la pulizia, per non rimuovere lo strato protettivo degli schermi.

    Per quel che riguarda le tastiere dei pc, le più pulite sono quelle piatte e senza troppi anfratti in cui possano annidarsi sporco e batteri. Utili per smartphone e tablet - anche perché si possono sostituire - sono i rivestimenti per gli schermi.

    Per concludere: in condizioni normali il nostro organismo si difende bene dai batteri. Lavarsi più spesso le mani e pulire le superfici più utilizzate - dalle maniglie agli smartphone agli interruttori della luce - con un panno in microfibra umido è sufficiente.

    Non è il caso di preferire prodotti con caratteristiche antibatteriche. Ecco le prove del test Abbiamo passato l'apposito tampone sulla superficie degli oggetti: qui uno smartphone. Per i pc abbiamo scelto la tastiera, che è la parte che viene a contatto con le dita durante l'uso.

    In laboratorio abbiamo quindi verificato quali e quanti batteri si sviluppavano dal campione. Da oggi puoi anche selezionare la merendina in base al tipo di grasso che contiene. E con i nostri consigli sulla merenda, fai il test e scopri se sei già diventata una supermamma.

    Senza contare che bisogna lavorare anche per migliorare l'effettivo e ottimale riciclo del materiale differenziato, per dare un senso anche economico alla raccolta. Una buona raccolta differenziata è legata all'impegno dei Comuni, certamente, in prima linea nell'informare e soprattutto nel provvedere gli strumenti adatti. Ma anche all'impegno dei cittadini, protagonisti nello smaltire correttamente i rifiuti domestici. Lo dimostrano anche le lettere che riceviamo dai nostri soci. Eccone due che segnalano due casi interessanti.

    Un socio, L. Come dalla foto, che allego, Mulino Bianco indica che la confezione è riciclabile con la carta, Bauli invece indica che non è riciclabile e che va nell'indifferenziata. Chi dei due ha ragione e chi ha torto? Diversamente, la confezione Bauli ha uno strato di alluminio più spesso, che non ne consente la raccolta con la carta o comunque il produttore non lo ha verificato.

    Un'altra socia si pone invece delle domande su una bomboletta di spray che conteneva materiale infiammabile. Dove gettarla? In linea di massima, con la raccolta dei metalli, come tutte le bombolette spray vuote. Solo se il contenuto della bomboletta era particolarmente nocivo non un semplice prodotto infiammabile, ma ad esempio un insetticida o disinfettante particolare, una vernice con solventi… consigliamo ai cittadini di metterla da parte per il primo giro alla piazzola dei rifiuti.

    A novembre scorso si è tenuta la "Settimana europea per la riduzione dei rifiuti": prima ancora che differenziarli, cercare di produrne meno è in effetti il primo passo per difendere l'ambiente.

    Per esempio: un oggetto di cristallo non va messo insieme al vetro; uno scontrino, anche se è di carta, non va nella carta; un sacchetto biodegradabile, ma non compostabile con marchio specifico non va nell'umido e, viceversa, un sacchetto compostabile non va nella plastica ; la raccolta della plastica non è adatta a qualsiasi oggetto in questo materiale, ma soltanto agli imballaggi e confezioni In caso di dubbio, meglio l'indifferenziata: ogni errore rovina infatti la qualità della raccolta differenziata, che è invece un obiettivo primario del riciclo.

    Introducendo elementi estranei e quindi dannosi nella raccolta, si vanificano gli sforzi dei cittadini e il percorso virtuoso generato con il loro impegno. Materiale per materiale, contenitore per contenitore: che cosa non ci va messo. Vetro, non ceramica Plastica e metallo Carta: senza nastro Qualsiasi oggetto in cristallo Contiene piombo, che inquinerebbe il vetro durante il riciclo.

    Dove buttarlo. Gettalo nell'indifferenziata, a meno che il tuo Comune preveda una destinazione diversa. Contenitori con residui Tutti i contenitori devono essere perfettamente vuoti. I liquidi alimentari possono essere gettati negli scarichi, gli oli e i liquidi inquinanti o pericolosi devono essere conferiti nelle apposite raccolte presso le piazzole ecologiche. Carta e cartone sporco Inquinerebbe la raccolta. Ceramica, porcellana, pyrex, specchi, schermi di pc Non sono compatibili con la raccolta del vetro.

    Attenzione: gli schermi del pc sono RAEE vedi sotto. Lampadine a led e neon Contengono sostanze pericolose e parti elettriche. Sono incluse nella raccolta RAEE Rifiuti da apparecchi elettrici ed elettronici , quindi per legge il venditore deve ritirare gratuitamente quella vecchia quando ne compri una nuova.

    In alternativa, la piazzola ecologica. Lampadine alogene e a incandescenza vecchio tipo Contengono sostanze pericolose e parti elettriche. Non sono considerati RAEE, ma alcuni venditori le ritirano ugualmente. In alternativa, possono essere portate alla piazzola ecologica. Invece i contenitori di prodotti che hanno esclusivamente la I irritante e la F infiammabile , purché completamente vuoti, possono essere uniti alla differenziata.

    Nelle apposite raccolte presso le piazzole ecologiche. Qualsiasi oggetto con parti elettriche Non possono essere mescolati né al metallo né alla plastica da riciclare.

    Si tratta di RAEE che il venditore deve ritirare. In alternativa, si possono portare alla piazzola ecologica. Non vanno insieme alla plastica. Scontrini fiscali, ricevute del bancomat e simili Si tratta di carta termica, che reagisce al calore, creando problemi. Fazzoletti di carta Sono difficili da riciclare insieme alla carta, perché quasi sempre concepiti apposta per non spappolarsi facilmente.

    Nell'indifferenziata o - ma solo in alcuni comuni, nell'umido comunque solo se bianchi. Carta oleata e cellophane Non è riciclabile, neanche se è pulita inoltre spesso è unta. Il cellophane va tolto prima di gettare dépliant o altro. Nell'indifferenziata la carta oleata, nella plastica il cellophane pulito. Nastro adesivo Non è riciclabile e rischia di inquinare la raccolta: prima di buttare le scatole di cartone bisogna toglierlo.

    Punti metallici Vanno tolti prima di gettare la carta. Nel metallo. Ovviamente, non bisogna mai usare sacchetti di plastica per raccogliere l'umido. Bollini della frutta Inquinano la raccolta dell'umido: ricorda di toglierli dalla frutta prima di gettare la buccia nella spazzatura. Gusci di cozza e simili In alcuni Comuni l'indicazione è di non gettarli con l'umido: informati con l'azienda che effettua la raccolta.

    Lettiera del gatto In questo caso dipende dal tipo di lettiera e dal Comune: informati con l'azienda che effettua la raccolta. Pannolini sporchi Non devono essere uniti alla raccolta dell'umido. Ti consigliamo di stampare, se necessario, e tenere attaccato in un posto visibile l'elenco delle istruzioni, in modo da poterlo consultare rapidamente quando devi gettare via qualcosa. Vetro e non solo Nelle schede qui accanto abbiamo elencato gli errori che rischiano di rovinare la raccolta differenziata e la corretta destinazione dei materiali in questione spesso è necessario chiedere al proprio Comune, perché purtroppo non ci sono regole uguali su tutto il territorio nazionale.

    Secondo i dati disponibili, un materiale che implica un notevole numero di errori è il vetro. Alla raccolta del vetro non deve essere mai mischiato un prodotto che gli assomiglia, come il cristallo: il motivo è che il cristallo contiene metalli pesanti, in particolare piombo, che - benché "intrappolati" nella sostanza e quindi innocui durante l'uso - inquinerebbero il processo di riciclo durante la rifusione; nel vetro non devono essere gettate - altro errore comune - neanche stoviglie in porcellana o pyrex, non solo perché hanno una temperatura di fusione diversa, ma anche perché le decorazioni possono contenere ancora metalli pesanti.

    Un altro errore tipico è quello che riguarda i materiali sporchi, sia per quanto riguarda la carta, sia per quanto riguarda il metallo. Residui di cibo generano problemi igienici e cattivo odore, inquinando tutta la raccolta di carta e cartone. Per quanto riguarda i metalli, l'errore principale è gettare nella raccolta contenitori che ancora contengono residui, in particolare di sostanze pericolose. Tutti i contenitori prima di essere gettati devono essere perfettamente vuoti, ma se contenevano sostanze classificate con i simboli di pericolosità tossico, esplosivo, corrosivo, nocivo e via dicendo è meglio portarli negli appositi contenitori disponibili nelle piazzole ecologiche.

    Tra gli esempi di prodotti domestici di questo tipo: trielina, solventi e smacchiatori, acquaragia, detergenti per la pulizia dei wc e del forno, acidi muriatico, solforico, cloridrico , candeggina, ammoniaca, disinfettanti, vernici, smalto per unghie. Da evitare assolutamente di gettare i residui di queste sostanze negli scarichi di casa: sono pericolosi per l'ambiente e possono creare danni alle membrane plastiche nelle discariche. Metà delle famiglie possiede due automobili.

    Come le ha scelte? Soprattutto in base all'affidabilità della marca. Settantamila soci ci hanno spiegato pregi e difetti delle loro vetture. L a fedeltà esiste. Per lo meno nel rapporto tra gli uomini e le quattro ruote. È proprio l'affidabilità della marca, infatti, il primo criterio nella scelta di una nuova vettura. Per non parlare delle emissioni: a quelle, quando si va dal concessionario, non ci pensa quasi nessuno. Un po' pochi, ma è anche vero che la nostra inchiesta è stata fatta prima del recente scandalo che ha travolto la Volkswagen, rea confessa di aver falsificato i test con cui negli Stati Uniti vengono misurate le emissioni dei motori diesel EA Ora forse - anche dopo i picchi storici di inquinamento raggiunti tra la fine dell'anno passato e gli inizi di quest'anno, con tanto di blocchi del traffico e divieti di praticare sport all'aperto - ci si augura che sia un elemento da prendere in giusta considerazione.

    Un vero e proprio esercito, fatto anche di donne, di persone di età differente, che ha giudicato le proprie vetture in due periodi nel e nel La maggior parte di loro guida automobili nuove sono 80 su , in Italia una piccola parte usa auto aziendali 10 su In media vengono percorsi 12mila km all'anno e circa tre auto su quattro hanno un box dove riposano la notte.

    Se mi lasci non vale Inutile girarci intorno: quello che si chiede alla propria auto è di non fermarsi in mezzo alla strada. Se si riesce a stare lontani dall'officina, si è contenti e si reputa l'autovetttura affidabile. I risultati della classifica di affidabilità, infatti, prendono in considerazione il numero di guasti che un'auto ha avuto durante i 12 mesi degli intervistati sceglie quale auto comprare in base alla marca che ritiene più affidabile per maggiori informazioni www.

    La piccola Renault Twingo è risultata la migliore di questo segmento. È un tipo di automobili molto venduto. Spesso sono la seconda auto di famiglia, ma questo non esclude che vengano usate in modo intenso, a volte al di fuori dei centri urbani e che servano per il trasporto di oggetti anche voluminosi. La marca italiana delude molto.

    La migliore della classifica è l'auto della casa statunitense, la Ford Focus. Male le marche italiane. Sono due i modelli della Renault, Modus e Scenic, in cima alla classifica di questo segmento, adatto soprattutto per le grandi famiglie. In genere queste auto offrono molto comfort e hanno un bel bagagliaio, un buon esempio è la Modus della Renault, prima in classifica.

    In questa classifica i primi posti sono occupati da automobili piuttosto costose. Queste seccature naturalmente vengono considerate in maniera differente a seconda della loro gravità.

    Un problema al sistema elettronico del motore o ai freni, per esempio, pesa molto di più rispetto alla rottura di un equipaggiamento interno, come la radio o l'aria condizionata. Gli altri criteri di scelta Se non per "fede", l'auto viene acquistata in base alle esigenze familiari. Il prezzo? Solo per nove su cento. E ci racconta perché si fida solo delle Audi. Non mi ha dato mai alcun problema, non mi ha mai abbandonato in strada, tanto è vero che il meccanico - per tutti questi anni - mi vedeva soltanto per la revisione obbligatoria.

    Oggi se dovessi comprare un'automobile nuova non avrei alcun dubbio: sceglierei un'altra Audi A4. Con tutte mi sono trovato bene, perché avrei dovuto cambiare? Raccomanderesti la tua auto a un amico?

    La nostra inchiesta parla chiaro: le marche italiane deludono. Il dominio è del Sol Levante. Ma non è la tecnologia più adatta per coprire grandi aree. Navighi su Internet anche fuori casa, ovunque ci sia un altro abbonato al tuo stesso servizio.

    Con Wow-fi chi aderisce diventa un hotspot per gli altri clienti della stessa azienda. È un peccato. Leggi su www. Non è propriamente portatile, a causa delle dimensioni, ma si trasporta facilmente.

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    Comodo anche per scrivere. Rispetto alla versione tradizionale, cambiano il ripieno e la copertura, ma le calorie sono quasi le stesse. Il cacao è solo terzo. Ottanta le calorie per cioccolatino di Lindt.

    Li abbiamo analizzati e assaggiati. La migliore è proprio la più economica. I laboratori e gli esperti incaricati di svolgere le prove sono indipendenti da qualsiasi tipo di interesse commerciale.

    La qualità globale è espressa da un voto in centesimi. Il colore azzurro nelle tabelle indica i prodotti di qualità globale buona o ottima. Il colore nero i prodotti sconsigliati. Cosa bolle in pentola? Una specie di Masterchef In cucina tutto è pronto: uova, verdure, carne, pesce, pasta, latte sono gli ingredienti presenti sul tavolo di ciascun cuoco. Verdure bruciate, omelette che non si staccano dal fondo, carne poco cotta, manici che si sfilano, il fondo di una padella che si è bruciato Una fetta di melanzana è abbastanza semplice da cucinare, eppure con le padelle Alluflon, Barazzoni e Stonewell è venuta bruciacchiata in alcuni punti o cruda in altri, ossia non cotta in modo uniforme.

    Con la padella Stonewell i risultati peggiori. Davvero comode da usare? Mantiene uniforme la temperatura. Secondo il giudizio dei nostri giovani chef è facile da pulire. Tutto questo al prezzo più basso: si risparmiano 51 euro rispetto alla padella più cara, di qualità peggiore. Aeternum e Kasanova sono quelle che ci mettono più tempo per raggiungere una corretta temperatura del fondo.

    Kasanova, inoltre, non ha un manico comodo da impugnare quando si cucina. Dopo ogni pietanza preparata, le padelle sono state lavate per verificare anche quanto sono facili da pulire. Il verdetto peggiore è per la padella Aeternum. Commenti molto positivi per Illa, la migliore sia per la stabilità sia per il manico, giudicato molto comodo. Cotture sane e veloci? Ci sono anche altre caratteristiche altrettanto importanti: una padella non deve essere né troppo pesante né troppo leggera.

    Quale le ha dato più soddisfazione? Con la padella in teflon bisogna sempre stare attenti alla temperatura, che va tenuta costantemente sotto controllo.

    La padella in ceramica ci mette molto a scaldarsi e questo la penalizza. E il manico?

    Diventa tossica se migra dalla padella al cibo. Per saperlo il salmone è stato cotto senza condimenti. Ecco come hanno reagito due modelli diversi alla prova di caduta.

    Grazie alle acrobazie culinarie della squadra di cuochi è emerso che non tutte le padelle mantengono le promesse. In laboratorio, sotto torchio Anche le severe prove di laboratorio hanno evidenziato alcuni punti critici: nella distribuzione del calore, non sempre uniforme, nella durata e nella resistenza. Il fondo della pentola è da questo punto di vista fondamentale: uno spesso strato di alluminio ha una migliore capacità di distribuire il calore uniformemente rispetto a uno di acciaio.

    Giocano un ruolo importante anche le fonti di calore. Con il gas, per queste padelle, nessun problema. Con i fornelli elettrici le prestazioni sono state meno brillanti, ma sufficienti. Per www. I produttori ne vantano altre qualità: la durata e la resistenza. Sono davvero indistruttibili? Una volta valutati i danni e i graffi, abbiamo cucinato sulla superficie, per verificare se la padella rimaneva ancora antiaderente.

    Anche la prova di resistenza alla corrosione è stata superata. Buone anche le prove della padella in teflon e di quella in ceramica. Problema che condividono con le pentole in ceramica e con quelle in teflon, ma con queste ultime le macchie si mimetizzano perché il rivestimento è di colore scuro.

    La prova sulle macchie è consistita nel caramellizzare lo zucchero. Non abbiamo bocciato alcuna pentola, ma qualche differenza tra le padelle è emersa: con Alluflon, Barazzoni e Stoneline non si formano macchie, mentre con le altre B C 72 69 69 58 qualità media padelle il fondo diventa più scuro.

    In particolare, è evidente con Langostina Accademia. Report post. Posted October 9, Sacchetti bio: la metà è fuorilegge. Le principali Class Action di Altroconsumo. Rete del telefono fisso: come scegliere l'operatore giusto. Pollame allevato a dieta d'insetti. Test sui pannelli solari. Asciugatrici: il test.

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